Dopo le mie vicissitudini, oggi ho ripreso con i vernissage. Non che abbia mai smesso, sia chiaro (e i miei affeziontati lo sanno...), ma - complici i racconti intrecciati al tavolo della cena, insaporiti di nostalgia, o l'arpione in gola che mi ha trafitto di stelle questa notte - ecco a voi, dimenticati e sconosciuti miei lettori, il ritorno scoppiettante della vecchia e cotonata zia rRose, sciacalla dei bassifondi dell'arte capitolina, elzevira impeccabile tra le scarabocchiate chiacchiere, marescialla dalle mille patacche in questa guerriglia disARTmante. Eccomi di nuovo, tra queste righe, in pelliccia a un vernissage, almeno per la durata del fuoco artificiale che accende lo schermo di questo computer e squarcia questa notte. Non sa dire la zia, qualora venga messa alle strette con una domanda affilata e senza vie di fuga, se questo ritorno a sipario chiuso potrà avere un seguito o sarà falò di poca paglia, ritorno di fiamma che esaurisce un'ultima stilla di combustibili e chignon. Certo è che il fumo vi entrerà negli occhi e li farà brillare, è questa la magia.
Dopo le vicissitudini di un rocambolesco finale di pomeriggio trascorso a giocare a guardie e ladri col destino, la vecchia e abietta doppia Erre si è affacciata su piazza Colonna alle 20.10, con un ritardo di quaranta minuti rispetto all'appuntamento con il manipolo di prodi sodali, trafelata ma senza scomporre il suo charme old-style. Gambe in spalla e trascinandosi dietro il CupoConsorte, MisterStrong, l'insondabile Z e la F che rosseggia, rRose ha sfilato in mezzo al via vai di via del Corso, dribblando pattinatori impazziti e turisti in agguato, fino a raggiungere l'angusto portone al numero 42. Le sale espositive della
Galleria De Crescenzo & Viesti si affacciano sulla strada e hanno un bellissimo pavimento di legno liso e scurito dal tempo, che non è passato inosservato. Il protagonista dell'evento è Hannu Palosuo, artista finlandese che vive e lavora a Roma, che raccoglie una ventina di tele della sua produzione recente, con il titolo
"My Life was a Burning Illusion".

Il mondo vegetale è raccontato con fare misterioso, usando solo la tela grezza per piante, foglie e steli e usando la pittura per lo sfondo, producendo immagini in negativo. Risultato gradevole, vendibile, da salotto. Qualcuno ha commentato che sembra una nuova serie di stampe Ikea e qualcun altro ha notato troppa somiglianza tra l'unico bambino rappresentato, di spalle su un'altalena, e una foto di Diane Arbus. Si fa notare - tra i vernisSanti - il vegliardo male-incravattato compagno di un certo gallerista piacione. Dopo saluti di rito, un bicchiere di vino e tre dita di chiacchiere, siamo sgusciati via, sorridenti come solo le vecchie zie hanno il vezzo di fare.
Viaggio in metropolitana (col bono biondo atletico straniero che occhieggia e ci segue) e seconda tappa a Monti. Destinazione
Motel Salieri, grazioso spazio in salita. Ce lo ricordavamo nero e cupo, con pareti coperte di pece e invece il chiarore all'interno trionfa: è muro scorticato, scartavetrato, lasciato vivo, sporco e senza intonaci coprenti, ma nudo di lacerti di mille intonaci sovrapposti. Meraviglia quasi punk. La mostra, invece, di
Stato di Famiglia proprio non dà soddisfazioni. Mattonelle, per dirla semplice.

Moduli di vetro molato e sagomato incollati su delle fotografie, dei ritratti per lo più e due immagini di muri (la colla si vede sotto il vetro nei punti in cui questo aderisce alla stampa fotografica e non è un bel vedere). In pratica mattonelle, che vorrebbero essere in qualche modo anche specchi ma sono solo fotografie con qualcosa di troppo sopra. E' la terza mostra di mattonelle che vedo negli ultimi mesi - pensa la zia rRose sotto la sua ambiziosa cotonatura -, che è il nuovo trend? No, no, no e ridico no, conclude tra se rR.
Zia e compagni stanno più tempo fuori, sostando davanti alla porta, che dentro. Chiacchiere. Zeta si trattiene col figuro dal profilo mediorientale. Poi si scende alla Suburra per la cena. Bistecche e maldicenze. Birra e amarcord. Mirto, conto. Passeggiata. Chiacchiere. Autobus. Casa. Notte.