Goldin ha un tono accademico, ma più da studente che da professore. Una voce più giovane del suo aspetto - che è comunque giovanile - quasi adolescenziale. Nulla della cacofonica arroganza di Sgarbi. Un eloquio preciso, senza sbavature, un po' monocorde, con un ritmo sempre uguale, quasi frettoloso, ma contento. Non pomposo. Tiene le mani giunte, mentre sta proteso verso il microfono, una volta conta sulle dita. Sottolinea, ogni tanto, gli aggettivi.
Ieri allo Studio Trisorio in vicolo delle vacche per il vernissage della mostra Di-segni, con opere di Carla Accardi, Jannis Kounellis, Anish Kapoor, Rebecca Horn, Ettore Spalletti e altri.
Arrivo con la sciarpa al collo. Fuori inatteso l'incontro Franco che si intrattiene con una sua amica e un tipo coi capelli lunghi, un po' strambo, che poi ho scoperto essere un perfetto sconosciuto che aveva attaccato bottone. Beviamo un bicchiere di rosso e uno di prosecco. Vediamo i disegni alle pareti e prendo una copia del catalogo. Torniamo insieme, lui verso casa e io alla fermata del tram, parlottando di cavoli e di re, di marziani e kostabi, del giorno prima al ponte, di abo e di start a milano, di voler andar via da roma e di rivederci presto per un'altra inaugurazione in una delle provinciali gallerie della capitale.