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Oggi a Roma inaugura una mostra di Orlan e zia rRose non è invitata al vernissage!
Dopo cena - con il Cupo e le due Kool Hunters, per festeggiare due compleanni e progettare la conquista del mondo - ci si ferma a bere una cosa alla Galleria Santa Cecilia. Il posto non si fa ricordare per la gente nè per il barman - mezz'ora per fare quattro cocktail - ma noi stiamo bene insieme e la serata scorre con mille parole.
Al piano inferiore della galleria c'è lo spazio espositivo, uno spazio allungato, fatto da tre abienti in sequenza, pareti bianche in una struttura antica, forse cinque o seicentesca. Alle pareti le fotografie di Alessandro Digaetano, la mostra "China Ruins".

E' ancora di moda parlare di Cina, è sotto gli occhi di tutti. Digaetano ha un modo molto seducente di farlo. Il contrasto tra grattacieli e miseria produce un'impressione di "Bellezza". Rapiti dalla fantasmagoria, dalla calligrafia, col fiato mozzo, poi capiamo: le rovine non c'entrano nulla. Digaetano fotografa set, allestisce scenari glamour, compone foto come nature morte pubblicitarie. Molto bello il tutto, ma è il contrario della "ROVINA" di Simmel e Speroni. Se in quel caso è la natura che prende il sopravvento sul progetto, qui è tutto progetto, tutta autorialità.
(E dopo la galleria, la litigata al telefono e il chiarimento a casa sua. E per finire questo amaro in bocca, che al risveglio ancora non passa. Ci si rivede tra una settimana. E non posso prevedere niente.)