
////////////////////////////////////////// STIRATO POSTERMAGAZINE & GALLERIA M.ATER Presentano SABATO 30 APRILE SLEEPING ROME - Painting and Sketches From ASHI ////////////////////////////////////////// Un artista svizzero immerso per una settimana nelle sante (ora più che mai) vie di Roma. Immortalato tra turistiche mete da cartolina; vittima di una dolce vita chiacchierona e perso nei sogni di vicoli celati da maestose rovine, Ashi dipingerà e ritrarrà su carta i suoi itinerari di turista, riproponendo le mille sfumature di una città maestosa e misteriosa, colte con l’occhio critico che solo un turista può avere. ///////////// Sarà presente l’artista.///////////// Galleria M.ATER ROMA - VIA POMPONIO LETO, 2 (near s.pietro) H. 21 info@stirato.net
![]()
Pixelache. Festival of electronic art and subcultures
14-17 aprile 2005
Helsinki - Kiasma Museum of Contemporary Art - Nifca, Nordic Institute for Contemporary Art - Clubs: mbar e Umo Jazz House
Festival di arti elettroniche, dalla sound art alla VJ culture, dal cinema alle installazioni interattive. Il tema dell’edizione 2005 è Dot Org Boom.
Roma, Raffaele Gavarro è il nuovo curatore del Macro
In pieno regime di efficienza asburgica, effettuato immediatamente il cambio della guardia per il posto da 'indipendent curator' al Macro di Roma. Danilo Eccher si è annusato per alcune settimane con Raffaele Gavarro e poi ha scelto il critico romano per sostituire Gianfranco Maraniello, fuoriuscito ufficialmente solo da dieci giorni dal Macro per diventare direttore della Gam di Bologna.
Dopo la sconfitta nella corsa alla direzione del Museo Pecci di Prato (ma dopo Futurama il curatore ha in preparazione una grossa collettiva nel centro pratese per il prossimo giugno), Raffaele Gavarro (Caserta, 1963; vive a Roma) arriva ad un meritato incarico istituzionale. Le prime mostre a sua firma al Macro? " Ora è davvero prematuro" ha dichiarato ad Exibart "se ne parlerà senza dubbio subito dopo l'estate...". Buon lavoro.
[fonte: exibart]

Sabato sera, dopo il convegno frocio inconcludente al BuonPastore, EasySqueezy e io abbiamo fatto un salto alla Galleria Lorcan O'Neill, in via degli Orti d'Alibert. Inaugurava una personale di Richard Long. Tanta gente nonostante la pioggia. Sampietrini disposti in circoli concentrici sul pavimento di mattoni rossi e alle pareti fotografie e opere dipinte col fango. Siamo subito scappate via, perchè eravamo attese per cena.
LA RIAPPROPRIAZIONE DESIDERANTE DEL CONSUMO GLOBALE
Il caso mediatico di Serpica Naro, progetto di costruzione di un metamarchio open-source, porta le istanze del desiderio nel cuore del consumo globale, mostrando come gli strumenti della creatività, del visuale e della performatività scardinano le regole del controllo sociale. Per un mondo migliore in cui chiunque sia sarto del proprio vestito (e della propria identità).

Ci sono forme, luoghi, momenti in cui l’arte si fa davvero combattente. Luoghi in cui le controculture producono forme attive di contestazione e le progettualità politiche assumono il piano visuale come terreno privilegiato di espressione, dove la performatività corporea incontra le culture dei consumi. C’è un modo gioioso e giocoso di pensare l’insurrezione, perché è l’etica del gioco che libera la Temporary Autonomous Zone, la festa come possibilità di riappropriazione e atto di spreco, viversi appieno come momento d’amore e di gioia carnale contro lo sfruttamento e la violenza. Serpica Naro è un esperimento di sovversione creativa e di controllo critico degli strumenti dell’informazione che ha cortocircuitato tematiche e pratiche sociali con tecniche detournanti di guerriglia semiotica. Serpica Naro è l’ultima evoluzione del nome collettivo, della porosità del progetto identitario che si fa avatar.
Il caso è esploso nella giornata conclusiva della Settimana della Moda milanese. Serpica Naro si è presentata agli occhi del sistema della comunicazione e del consumo globale nel ruolo di una giovane stilista anglonipponica ed è riuscita ad accreditarsi presso la Camera Nazionale della Moda tanto da essere inserita nel calendario ufficiale delle sfilate, anche grazie a un abile uso dell’informazione su internet. La sfilata del brand Serpica Naro è stata annunciata da polemiche sollevate dalla scena antagonista milanese sull’uso spregiudicato di tematiche sociali e sulla scelta, come location per il catwalk, degli spazi adiacenti il centro sociale Pergola, da cui invece è partita l'intera operazione. Il passato contraddittorio costruito per Serpica Naro voleva che nel 2001 la stilista si fosse spacciata per attivista gay per convincere ragazzi gay giapponesi a posare per un magazine di moda alternativa, le cui immagini invece avrebbe usato nella sua pubblicità. Sulla base di questo, i precari hanno diramato comunicati polemici contro la stilista nipponica e annunciato manifestazioni di protesta alla sua sfilata, sollevando l’interesse intorno al caso.

“Lascerò Milano senza parole”, aveva promesso Serpica Naro in un’intervista. Così è stato: la sfilata è infatti culminata con la rivelazione che il progetto Serpica Naro è un’iniziativa del collettivo no global Chainworkers, in particolare di un gruppo di precari della moda, e che il nome della finta stilista è in realtà anagramma di San Precario. I Chainworkers hanno fatto sfilare sulla passerella della Pergola otto modelli dedicati alle difficili condizioni di vita del lavoratore precario: abiti fascianti “nascondi maternità”, gonne “anti-mano morta” coperte di trappole per topi, tute da lavoro che nascondono il pigiama, per mostrare la disumanità dei turni e degli orari, e abiti sdoppiati per chi fa due lavori. Inoltre hanno sfilato modelli autoprodotti da giovani realtà di movimento: la linea londinese Sailor Mars, che nasce dai mercatini dell’usato, la Industrial couture milanese, con abiti aerografati, e la spagnola “Yo mango collection”, con capi pieni di tasche a soffietto adatte al taccheggio. Yo Mango (ovvero “Io rubo”) è un collettivo spagnolo di lavoratori della catena Mango che, rubando all’interno degli store, hanno messo in moto un movimento di spesa proletaria e di difesa sindacale dei precari.
(fonte: Aut magazine, aprile '05)
Serpica Naro vuole essere un metamarchio, un marchio che si pone al di là della logica del consumo globale assumendo i contorni di un luogo di incontro di creatività autoprodotte e di condivisione dei saperi. La condizione di esistenza del marchio Serpica Naro è l’essere open-source, ossia copiabile e riproducibile, senza copyright. “Produci, abusa, ricicla” è uno degli slogan di Serpica Naro. Per ridisegnarsi il mondo addosso e stare comodi in un vestito che si adatti al nostro corpo e alle possibilità delle nostre identità. Perché non deve essere il contrario.
www.sanprecario.info - www.serpicanaro.com
