Che cosa fanno insieme una vecchia zia, un dj compulsivo e la vostra regista preferita per le strade dell'antica Suburra? Ovviamente vanno a un vernissage.
L'evento incriminato, oggetto del post di oggi, è l'inaugurazione della mostra "guardare & non toccare" di Olivia Gay (nomina sunt consequentia rerum), evento promosso dalla Moving Gallery presso LOL Spazio in Metamorfosi. Olivia Gay è una ragazza francese che indossa un maglioncino a fasce bianche e bordeaux, nata a Buologne Bellancourt nel 1973. Ha studiato, come apprendiamo dalla nota biografica, a Bordeaux (lo dicevo io...) e a Boston (notare l'allitterazione in 'b'). Fa la fotografa e lavora per Libération, New York Times, Marie Claire, le Monde. E questa è la sua prima personale in Italia.
A noi la mostra non ci ha lasciat* entusiast*, diciamolo senza remore. La fotografa Gay affronta tematiche che ricordano vagamente (e manco tanto) i lavori di Nan Golding, con soluzioni estetiche che ricordano vagamente (e manco tanto) i lavori di Nan Goldin. Ecco, la zia rRose per principio ha un debole per tutti i fake, proprio li ama, è più forte di lei, ma è da notare una certa "perfezione dello sporco" (sembra uno slogan di Diesel, nevvero?), una certa patina (per non dire patinatura) che mostra tutta l'artificialità del fake. Quelle tazzine, nella foto che abbiamo guardato più a lungo, erano troppo ben allineate e i loro colori troppo ben assortiti per essere un accostamento casuale. E nemmeno questo constituirebbe in sè motivo di critica. Eppure il senso di insoddisfazione rimane, sarà stato per la gente sgomitante e avvinazzata, sarà stato che i salamini sono finiti troppo presto o, come al solito, sarà tutta colpa di LaTavia. Per fortuna che c'erano le liquirizie. (E poi la cena cinese, "dove anche le leziosità hanno un orientamento sessuale". E quel covo di matt* a Testaccio... ma questa è un'altra storia.)
Venerdì pomeriggio, in ritardo come al solito, sono stato a casa di Franco Giordano a Campo dei Fiori per intervistarlo. In questa occasione Franco mi ha invitato ad accompagnarlo l'indomani all'inaugurazione del nuovo spazio espositivo della Galleria S.A.L.E.S. di Roma.
E sabato pomeriggio, dopo aver passato tutta la mattinata a dormire e a smaltire i postumi della serata trascorsa a Muccassassina, mi sono recato, in compagnia di EasySqueezy e di un altro amico, all'appuntamento con Franco. La Galleria S.A.L.E.S ha aperto la nuova sede al Celio, nei pressi della Basilica di San Clemente. Le porte si aprivano alle 19.30 e noi siamo arrivati con un dignitoso ritardo intorno alle 20.00. Parcheggiata la macchina poco lontano, abbiamo individuato facilmente il posto per la gente che sostava davanti alla porta, intrattenendosi in oziose conversazioni e fumando infinite sigarette, nonostante il freddo pungente di gennaio. Già la folla che sostava all'ingresso della galleria lasciava pregustare l'importanza dell'evento al quale stavamo partecipando. La vetrina proiettava in strada e sugli astanti un fascio di luce bianca. Porta a vetri e sul vetro i nomi degli artisti che esponevano.
(...non è finito qui... continuerò il post in giornata... ehehhee)